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15 Ottobre, 2007 | October 15th, 2008

(temporaneamente solo in Italiano | temporarily Italian only)

Oggi è il Blog Action Day. Green Pc aderisce all’iniziativa e questo articolo avrà come argomento l’ambiente. Di fatto, questo blog tratta di tematiche ambientali praticamente in ogni suo post, essendo un aspetto fondamentale (seppure non l’unico) dello sviluppo sostenibile. Ma se fino ad ora Green Pc si è limitato a segnalare quanto di interessante si potesse trovare in rete, rivolgendosi a chi già conosce il tema dello sviluppo informatico sostenibile, oggi vogliamo pubblicare un articolo con un taglio differente. Cercheremo di parlare esplicitamente delle molteplici connessioni che legano un personal computer con l’ambiente globale e proveremo a portare in luce alcune grandi contraddizioni dell’industria informatica nel suo complesso.

Il personal computer è uno di quei prodotti che, rivoluzionando la vita delle persone, ha avuto maggiore e più rapida diffusione, assieme al telefono cellulare. Come ogni prodotto realizzato e distribuito su larga scala, il suo impatto ambientale avviene a diversi livelli, in ogni momento del suo ciclo di vita.

Prima ancora di diventare prodotto, un pc segna già la sua impronta sull’ambiente: serve accaparrare le materie prime, che in alcuni casi (come quello del coltan) sono concentrate solo in alcune zone del pianeta. Così la loro raccolta modifica sensibilmente l’assetto geologico di queste aree. Non ci soffermeremo sul drammatico impatto sociale che il commercio di queste materie ha determinato (fino alla guerra) solo perché questo articolo vuole concentrarsi sulle implicazioni prettamente ambientali dell’industria informatica.

Fra i materiali attualmente in uso nella produzione di componenti elettronici, ricordiamo: il silicio, il cadmio, il mercurio, l’arsenico, il cromo, il coltan (colombite e tantalite), il piombo, i bromurati ritardanti di fiamma, il rame, l’alluminio, il polivinilcloruro e altre plastiche (ABS, PP, PS). L’entità del loro impatto (nella quantità e nella qualità) dipende dal materiale stesso e dal tipo di lavorazione che esso richiede (trattamenti di purificazione, preproduzione di semilavorati). Praticamente per tutti i materiali menzionati, si rendono necessarie tecnologie cosiddette “a caldo”, che comportano elevate emissioni di gas serra.

Degli stessi materiali succitati, alcuni sono stati banditi dalla Comunità Europea, nella Direttiva RoHS (Restriction of Hazardous Substances, 2002/95/CE) perché altamente inquinanti (in forma di rifiuti solidi, liquami, emissioni gassose e di microparticelle in sospensione) e tossici. In tossicologia, il principale parametro per determinare la tossicità di una sostanza è la dose: infatti, quasi tutte le sostanze, in certe dosi o in determinate circostanze possono essere tossiche. Le sostanze definite sopra come “tossiche” sono tali anche in minime quantità e hanno una elevata persistenza nell’ambiente. E’ importante ricordare che la loro pericolosità non si limita all’uomo, ma a gran parte delle specie viventi (con conseguenze disastrose su interi ecosistemi). E’ altresì fondamentale tenere a mente che i temi ambientali e quelli sanitari sono inscindibili: in un ecosistema, che per definizione è profondamente interconnesso, un danno apparentemente circoscritto può propagarsi attraverso la catena alimentare e la trasmissione epidemica, fino a coinvolgere la totalità del sistema.

One Response to “ infos”

  1. […] L’articolo originale per il Blog Action Day 2007 (originariamente pubblicato nel post “Blog Action is Today!“) è ora consultabile alla pagina: infos. […]

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