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October 15th, 2008

(temporarily Italian only, sorry)

Esattamente un anno fa, questo blog aderiva al Blog Action Day 2007; l’iniziativa invitava i blogger di tutto il mondo a pubblicare, nello stesso giorno, un articolo sul tema dell’ambiente. L’edizione del Blog Action Day 2007 ha avuto una discreta risonanza e si ripete quest’anno, con un altro tema estremamente urgente: la povertà.
In questo blog sono stati pubblicati diversi post che trattano (più o meno esplicitamente) il tema della povertà e delle sue connessioni con la tecnologia dell’informazione. Il legame fra queste tematiche, apparentemente avulse l’una dall’altra, è estremamente forte e si può declinare in forme diverse. L’obiettivo di questo articolo è appunto quello di mettere a fuoco questi diversi casi, facendo riferimento a quanto è stato pubblicato su questo blog fino ad oggi.

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In prima istanza, è possibile considerare l’IT come strumento per fronteggiare e, auspicabilmente, eliminare il problema della povertà.
Su questo blog, si è pubblicato a tal proposito:

VIII Infopoverty World Conference

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Un altro aspetto interessante risulta da quei casi, in cui pratiche intelligenti di gestione dei prodotti tecnologici e informatici provengono da paesi poveri, ispirate tanto dalla contingenza, quanto dalla radicale diversità della loro cultura.
Su questo blog, si è pubblicato a tal proposito:

recovery cultures

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E’ anche possibile che l’IT venga concepito e utilizzato per offrire opportunità, altrimenti negate, alle popolazioni povere. Ne è un esempio il lavoro portato avanti da volontari e associazioni, per l’accesso alla conoscenza: il recupero del trashware e la creazione di laboratori informatici; la diffusione di accessi gratuiti a internet, grazie a tecnologie WiFi; la progettazione di computer a basso costo per le scuole dei paesi disagiati.
Su questo blog, si è pubblicato a tal proposito:

WSIS
Green WiFi
One Laptop per Child

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Infine c’è da sottolineare il caso in cui l’industria informatica trae profitto dalla povertà di specifiche realtà.
Un esempio è dato dalla pratica, particolarmente diffusa e allarmante, di delegare lo smaltimento dei prodotti elettronici a strutture o persone, nei paesi in via di sviluppo. Tali realtà non sono preparate a gestire i rischi connessi allo smaltimento: non hanno attrezzature atte a prevenire i danni connessi alla manipolazione dei composti chimici (la separazione di componenti e materiali viene praticata manualmente); il più delle volte non hanno la minima idea dell’entità di tali danni. Le aziende si astengono dall’informare i lavoratori in proposito, approfittando del fatto che nei paesi in cui essi vivono non esistono normative specifiche; né sui diritti dei lavoratori né sul trattamento dei composti pericolosi. Così, le stesse aziende minimizzano le proprie spese, accrescono i guadagni e scaricano letteralmente le proprie responsabilità.
Su questo blog, si è pubblicato a tal proposito:

Ghana contamination
e-waste in China
Computer TakeBack Campaign
Basel Action Network
Greenpeace

L’articolo originale per il Blog Action Day 2007 (originariamente pubblicato nel post “Blog Action is Today!“) è ora consultabile alla pagina: infos.

pictures:
Grant Neufeld, Creative Commons
Tom Page, Creative Commons
Richard Lemarchand, Creative Commons
H2O Alchemist, Creative Commons
Basel Action Network 2006 ©

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