CoolIT_copenaghen

Pochi giorni fa ho ricevuto un’email dalla newsletter della campagna “Cool IT” di Greenpeace, che riportava le conclusioni sul COP15, la 15a Conferenza dell’ONU sui Cambiamenti Climatici che si è tenuta a Copenhagen dal 7 al 18 Dicembre 2009. Tali conclusioni sono presentate dal punto di vista dell’IT e del contributo che può apportare alla riduzione delle emissioni di CO2. Alle osservazioni amare sugli scarsi risultati ottenuti, il team di “Cool IT” accompagna un invito alle aziende operanti nel settore dell’ICT, per pianificare politiche presentabili al summit del 2010, in Messico.
Mi sembra utile condividerlo.

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Cari amici,
il 2009 sarebbe dovuto essere l’anno in cui i governi e il mercato avrebbero mandato un segnale, sull’inizo di una nuova economia su scala globale, basata sulla riduzione delle emissioni di carbonio. Purtroppo così non è stato e il settore dell’IT dovrà fare di meglio nel 2010 per cambiare veramente le cose.

Il Fallimento di Copenhagen
Il fallimento dei leader mondiali a Copenhagen, nel produrre un accordo corretto, ambizioso e legalmente vincolante segna un arresto negli sforzi globali volti a fronteggiare l’urgente minaccia dei cambiamenti climatici e ritarda l’avvento di un’economia globale a basse emissioni. Mentre i governi hanno affermato di lavorare a un patto nel prossimo summit dell’ONU sul clima (Messico, 2010) il “risultato” di Copenhagen pone chiaramente una domanda: quali paesi sapranno andare oltre le voci delle loro industrie basate su combustibili fossili? Quali metteranno in atto una politica tale da impegnarsi con il proprio paese alla protezione del clima e la crescita economica, attraverso un’economia a basse emissioni per il nuovo secolo?

Le lobby dell’industria sporca sono al lavoro
Come abbiamo visto per tutto il 2009, l’industria dei combustibili fossili e altre che beneficiano dello status quo sono riuscite a usare la crisi economica per avanzare il dubbio che non ci si possa “permettere” sforzi significativi per ridurre le nostre emissioni, in linea con quanto la scienza ritiene essere necessario. Non c’è da sbagliare: l’Accordo di Copenhagen, se definito dagli attuali impegni di riduzione, porterebbe a un riscaldamento del pianeta attorno ai 4°C, più che raddoppiando la soglia critica dei 2°C, che gli scienziati suggeriscono di evitare. Certamente l’umanità non se lo può permettere.

IT coinvolta nel dibattito sul clima del 2009
Riguardo le compagnie di ICT e gli altri che hanno incredibili opportunità di mercato nel muovere verso un’economia a basse emissioni, guardando al 2009 e quel che hanno fatto, che mosse prevedono per ottenere risultati diversi nel 2010?
Abbiamo assistito alle prime avvisaglie di un coinvolgimento maggiore da parte di leader del settore dell’IT nella corsa a Copenhagen, con l’invito ad agire rivolto ai leader mondiali da Ericsson, Michael Dell, Microsoft e Nokia.
A testimoniare la crescente importanza del dibattito sul clima per l’industria dell’IT, voci influenti della stampa sulle tecnologie verdi hanno rivolto la loro attenzione all’UNFCCC, per la prima volta in maniera significativa. Il giornale “The Guardian” ha anche ospitato una tavola rotonda sull’ICT e l’azione sul clima, dal centro conferenze di Copenhagen. La registrazione della tavola rotonda “ICT come strumento per combattere i cambiamenti climatici” sul sito guardian.co.uk è un’introduzione di 20 minuti, perfetta per farsi un’idea del punto a cui è arrivata l’industria dell’ICT.
Molte aziende operanti nell’IT sono andate a Copenhagen per il summit dell’ONU sul clima, per la prima volta, chiaramente impazienti di presentare il potenziale che le tecnologie dell’IT hanno nella riduzione delle emissioni. Ad ogni modo, oltre a ribadire regolarmente le conclusioni del rapporto Smart 2020 (ovvero che l’ICT può portare a riduzioni significative del consumo di energia nel modello economico), le aziende di IT presenti al COP15 hanno mancato una strategia più chiara o una versione condivisa, per quello che desideravano o si aspettavano che i governi facessero a Copenaghen.

Impegno per il nuovo anno: leader dell’IT per il clima
Le aziende dell’IT devono impegnarsi per l’anno a venire al livello nazionale einternazionale, se ci aspetta di arrivare a una politica attuabile per un’economia a ridotte emissioni di carbonio e di raggiungere risultati significativi al COP16, in Messico, alla fine dell’anno. Se credono veramente nelle loro soluzioni e le opportuinità di mercato che un’economia a basse emissioni porterebbe con sé, le aziende ICT dovrebbero parlare con maggiore autorità e a una sola voce.
L’Amministratore Delegato di Cisco John Chambers sembra aver colto la conclusione di Copenhagen, quando ha semplicemente detto “diventa (politicamente) rilevante, da solo”.
Sono finiti i giorni in cui bastava ridurre solo le proprie emissioni e offrire prodotti meno nocivi per l’amiente. Nella lotta per il clima il prossimo passo per le aziende è di schierarsi nella più importante sfida per il pianeta.

Grazie per l’interesse ed il supporto.
E buona foruna per il 2010!
Il team della campagna “The Cool IT”

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vedi anche:

unfccc.int
(solo in Inglese)

en.cop15.dk
(solo in Inglese)

Greenpeace Italia: Aziende IT. Non abbastanza “cool” per raffreddare il pianeta; 27 Ottobre 2009

Greenpeace: Google, IBM and Microsoft with their heads in the clouds; October 27th, 2009
(solo in Inglese)

Inside Nokia: Nokia CEO Olli-Pekka Kallasvuo; The Cost of Doing Nothing; November 30th, 2009
(solo in Inglese)

Microsoft on the issues: Contributing to the UN Climate Change Conference in Copenhagen; December 2nd, 2009
(solo in Inglese)

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